Trascrizione/descrizione
Il codicetto fu esemplato, intorno al 1448, da Marco di Spilimbergo, figlio del maestro Giovanni (cfr. L. Casarsa, M. D'Angelo, C. Scalon, La libreria di Guarnerio d'Artegna, Udine 1991, II, 3-47). La prima segnalazione nella libreria si ha nell'Inventario del 1461 al n. 108: «Cicero de senectute, in quo et de particionibus ad filium, et de consulatu petendo, et epistola Bruti ad Aticum, et Brutus ad Ciceronem, et Cicero Octavio. Et epistola Pontii Pilati ad Claudium imperatorem. Et M. Porcius Cato contra matronas Romanas de abroganda lege in ornatu ipsarum. Et controversia Lucii Valerii pro abrogatione contra ma-tronas. Et oratio ex Livio habita ab Anibale et Scipione. Et aliqua excerpta vocabula ex Nonio Marcello». Nell'inventario Coluta è il n. LXXIV, segnatura che si legge dal cartellino incollato sulla parte alta della tavoletta anteriore, dove si trova anche la segnatura del Liruti: n.112
Osservazioni
Fascicoli: cc. I-IV= duerno di carte preparate utilizzate come guardie, cc. 1-118= quinterni ad eccezione di cc. 21-28= un quaterno; richiami orizzontali alla fine di ciascun fascicolo e al centro per le cc. 89 ss.; numerazione da A ad H verticale e chiusa da tre puntini, per le carte precedenti; linee: 17 per le cc. I-IV, su mm 120x79 rigate e delimitate a mina di piombo; linee: 25 su 25 rigate a pettine e delimitate lateralmente a mina di piombo su mm 120x77 per le cc. 1-88; per le cc. 89-118 è segnato solamente lo specchio, mm 110x80, spesso però superato dal testo; scrittura: littera antiqua di Marco da Spilimbergo, tranne cc. 89r-110v, corsiva all'antica di Guarnerio; abbondanti marginalia, soprattutto in corrispondenza del De senectute, di mano di Guarnerio; rubriche del copista principale nella prima parte del codice