Trascrizione/descrizione
Il codice fu scritto parzialmente dal copista Niccolò da San Vito, che si sottoscrive a c.91v. È segnalato la prima volta nell'Inventario del 1456 a c. 34r: «Invective Ciceronis ubi sunt de amicitia et paradoxa»; in calce a c. 33v: «Item mutuavi ... magistro Francisco Diana Philippicas quas portavit Franciscus de Fanna». In questa data si trovava dunque tra le mani di Francesco Diana. Rientrato nella libreria è segnalato nel più completo inventario del 1461 al n. 110: «Philipice Ciceronis contra Marcum Antonium in quo et paradoxe et de amicicia ad Aticum Quintum Mucium in pergamenis». Perduta con il restauro la segnatura n. LXVII del Coluta. Fu tra i codici trafugati dalla Guarneriana nel 1948. Venne allora smembrato per essere venduto a quinterni. Probabilmente in questa circostanza andarono perdute le carte che risultano mancanti.
Osservazioni
Fascicoli: cc.1-30= tre quinterni, cc.31-37= un quinterno mutilo della carta prima, nona e decima, cc.38-57= 2 quinterni, cc. 58-64= un quinterno mutilo della prima, seconda ed ultima carta, cc. 65-84= due quinterni, cc. 85-92= un quinterno mutilo della quarta carta, c. 93= non solidale, cc. 94-95= un foglio; richiami in calce all'ultima carta di ciascun fascicolo, posti sulla destra orizzontalmente oltre lo spazio scrittorio e chiusi sui quattro lati da lineole; linee: 35 su 36 rigate a pettine e delimitate lateralmente a mina di piombo su mm 173x101; scrittura: littera antiqua di Niccolò da San Vito fino a c. 91v, dove si trova la sua sottoscrizione, poi corsiva all'antica di altra mano non identificata; alle cc. 72r-75r e 79r-91v notabilia, richiami, glosse, scolii e varianti per la maggior parte di mano di Guarnerio; rubriche del copista principale