Trascrizione/descrizione
Codice membranaceo, commissionato da Guarnerio a due copisti in littera antiqua, rimasto privo di decorazione. La presenza del Belgrado permette di restringere l'arco di tempo in cui fu eseguita la trascrizione (C. Scalon, Guarnerio e la formazione della sua biblioteca, in: L. Casarsa, M. D'Angelo, C. Scalon, La libreria di Guarnerio d'Artegna, Udine 1991, I, 3-47). Compare nell'Inventario del 1456 a c.33r: «Machobrio de sonno Scipionis et Saturnalibus» e nel successivo, n. 103, ove è descritto in modo più dettagliato: «Cicero de sompno Sipionis et supra Macobrius [!] de Saturnalibus et Epitafium clarissimi viri Francisci Barbari Veneti in laudem Gathemelate imperatoris gentis Venetorum. Et opus Philippi Arminei [!], videlicet Simposium de paupertate, in pergamenis deauratus, in quo et epistole d. Francisci Barbari et aliorum». È il n. LXIII del Coluta,la cui segnatura è indicata nei cartellini incollati all'esterno e all'interno del piatto anteriore e sul recto della seconda guardia
Osservazioni
Fascicoli: cc. 1-40= 4 quinterni, cc. 41-48= quaterno, cc. 49-98= 5 quinterni, cc. 99-106= quaterno, cc. 107-166= 6 quinterni, cc. 167-174= quaterno; richiami, con il lemma verticale ornato da serie di tre puntini, sulla destra del margine inferiore del verso dell'ultima carta di ciascun fascicolo, tranne a c. 106v; linee: 32 su 32 rigate a pettine e delimitate lateralmente a mina di piombo su mm 200x85; scrittura: littera antiqua di Giovanni Belgrado alle cc. 1r-160r e di Battista da Cingoli a cc. 160v-174v