Trascrizione/descrizione
Il codice fu scritto da Guarnerio con l'aiuto di Biagio Pilosio(?) fra il 1456 e il 1461. La prima menzione di esso viene fatta nell'Inventario del 1461 al n. 6: «Epistole sancti Cipriani in pergamenis deauratus». K. Strecker, editore della Cena Iohannis, sottolinea la stretta parentela fra il codice guarneriano e il codice E.III.5 della Biblioteca Nazionale di Torino, scritto per il cardinale Marco Barbo nel 1459 (sigla T); affini al codice guarneriano n. 22 risultano due altri manoscritti di ambiente veneto-padano: il codice latino Monacense 18203 acquistato a Venezia nel 1462 per 12 ducati da Giovanni Troester e donato successivamente nel 1472 al monastero di Tegernsee e il codice 137 della Biblioteca Regia di Torino scritto a Ferrara nel 1454 (STRECKER, 869). Corrisponde al n. XXVII dell'Inventario Coluta, la cui segnatura è riportata sul dorso e sul recto della prima guardia anteriore
Osservazioni
Fascicoli: quinterni, tranne cc. I-II= guardia, cc. 111-122= sesterno, cc. 243-250= quaterno, cc.251-257= quaterno privo di una carta (c. 257= risguardo); richiami sulla destra del margine inferiore all'interno della linea di giustificazione; linee: 37 su 37 rigate a pettine e delimitate lateralmente a mina di piombo su specchio di scrittura di mm 250x130 (Derolez, tipo n. 11, ma anche 31 e 32); scrittura: corsiva all'antica di Guarnerio (cc. 1r-250r) e di Biagio Pilo-sio(?) (cc. 250v-256v); richiami e note marginali di Guarnerio