Papa Eugenio IV

Papa Eugenio IV, al secolo Gabriele Condulmer, nasce a Venezia nel 1383 da famiglia che deve la sua fortuna ai commerci, ed entra presto con il cugino Antonio Correr a far parte della neo istituita congregazione di San Giorgio in Alga, comunità agostiniana. Dopo l’ascesa al soglio pontificio dello zio Angelo Correr con il nome di Gregorio XII, è chiamato con il cugino al clero secolare; anche nel corso della successiva carriera ecclesiastica, Gabriele beneficia della posizione dello zio-pontefice, diventando suo tesoriere. La sua vita viene infatti da subito costellata da importanti nomine. Ottiene il vescovado di Siena nel 1407 e la porpora cardinalizia nel 1408, con il titolo di San Clemente (dispone perciò di una dispensa per la sua giovane età). Papa Gregorio è ovviamente consapevole del contrasto, causato dallo Scisma d’Oriente, con il Papa avignonese Benedetto XIII; ciò nonostante, con la nomina a cardinale del nipote Gabriele, infrange la promessa di non eleggere nuovi cardinali (a meno che quelli dell’antipapa non siano maggiori in numero). Conseguentemente molti cardinali abbandonano Gregorio XII, ma altrettanti abbandonano Benedetto XIII a causa della sua incerta condotta. Generale è infatti la volontà di superare lo scisma e raggiungere la sospirata unificazione. Proprio per questo Gregorio XII decide di abdicare nel 1415, mentre il nipote Gabriele consolida la sua posizione di cardinale e procede nel 1417 alla nomina di Martino V.
Sotto questo Papa, tra il 1420-1424, Gabriele è legato della marca di Ancona e di Bologna. Martino V muore il 20 febbraio del 1431 e anche il conclave ha breve durata a causa del Concilio di Basilea, proclamato poco prima della morte del papa. Il 3 marzo dello stesso anno Gabriele sale al soglio pontificio come successore di Martino V col nome di Eugenio IV. Egli si trova però oppresso dall’insistenza dei cardinali, che, in un accordo scritto poco prima della sua elezione, lo obbligano a concedere loro metà delle entrate della Chiesa, esercitando perciò su di lui un’autorità non indifferente. Il pontefice si trova quindi ad affrontare da subito serissime problematiche, tra le quali il contrasto con il Concilio di Basilea, che elegge l’antipapa Felice V. Tale concilio, indetto da Martino V e convocato dallo stesso Eugenio il 23 luglio, ha effettivamente luogo solo nel dicembre. Il 18 dicembre Eugenio, malato e sentendosi vulnerabile a possibili attacchi del Concilio, pubblica in concistoro una bolla di scioglimento che non viene però presa in considerazione. Tale bolla vuole spostare la sede del Concilio a Bologna 18 mesi dopo, ma il Concilio si dimostra ancora più ostile e i suoi padri, ribadendo le posizioni del documento Haec santa (documento del Concilio di Costanza), sostengono che, contrariamente al papa, l’autorità del Concilio viene direttamente da Dio.
L’imperatore Sigismondo di Lussemburgo media un accordo, nel tentativo di aprire un approccio diplomatico con il Concilio; il pontefice annulla la bolla di scioglimento nel 1433 e i membri del Concilio annullano tutti gli atti prolungati contro il papa. Nonostante questi eventi, che sembrano prospettare una pace, la situazione tra il pontefice e il Concilio non fa altro che peggiorare. Il pontefice è inoltre in rotta di collisione con la potente famiglia romana dei Colonna: se questi erano stati beneficiati da Martino V, Eugenio IV ha un atteggiamento ben diverso. L’ostilità tra la famiglia e il pontefice cresce tanto che i Colonna rovesciano il dominio temporale del papa (risalente fino ai tempi di Bonifacio XI), e istituiscono un governo comunale. Il 4 maggio del 1434 il pontefice va in esilio e, travestitosi da monaco, si sposta lungo il Tevere su una barca a remi. La fuga, caratterizzata dal feroce inseguimento della milizia comunale dei Colonna con lancio di pietre, ha come destinazione Ostia, dove ad aspettare c’è un vascello fiorentino. Il papa perciò, costretto ad abbandonare Roma, si rifugia prima a Firenze e poi, nel 1437, a Bologna, per far ritorno solo dieci anni dopo a Roma, ricondotta all’ubbidienza dal vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi.
Il 9 giugno del 1435 i padri conciliari tentano di limitare l’autorità del papa nella riscossione delle decime, senza però ottenere alcun effetto. Il contrasto si aggrava ulteriormente quando si tratta di scegliere la sede del nuovo concilio che dovrà decidere l’unione delle Chiese ortodosse orientali con Roma. Le lunghe trattative con Giovanni VIII Paleologo, imperatore di Costantinopoli, e i Patriarchi contribuiscono a incrementare le ostilità del Concilio e dei suoi sostenitori, cardinali “conservatori” che temono una frattura all’interno della Chiesa. Nel 1438 il pontefice conferma Ferrara come sede del concilio per l’unione con gli ortodossi, anche se la maggioranza dei padri conciliari preferirebbe una città straniera, come Avignone o Basilea. Una bolla del 1437 trasferisce la sede del concilio a Ferrara, dove giungono anche i Greci. Nel frattempo, a Basilea, un’assemblea di 300 conciliaristi, sostenuti dalle Università, tentano di rovesciare il pontefice; Eugenio interviene allora con la scomunica. Per via della peste, la sede del Concilio è successivamente spostata a Firenze, dove Giuliano Cesarini rappresenta i cattolici, mentre il basileus Giovanni e il Patriarca Giuseppe II gli ortodossi. Il 6 luglio 1439 con la bolla Laetentur coeli si giunge alla unione delle due Chiese. A seguito di ciò, i Conciliari, in disaccordo con la politica di apertura di Eugenio IV, scomunicano il papa come eretico e a novembre eleggono Amadeo VIII di Savoia come l’antipapa Felice V.
In politica estera Eugenio IV cerca di giungere a un rapporto pacifico con le Chiese orientali, mostrandosi come un papa progressista e dinamico, ma d’altro canto tenta invano di ripristinare il conflitto con i Turchi, a favore di una nuova crociata contro gli invasori ottomani penetrati in Ungheria e in Slavonia. La Polonia e l’Ungheria sono gli unici paesi ad aderire all’appello, ma il conflitto si conclude il 10 novembre del 1444 con la battaglia di Varnia. Il papa dove affrontare scontri anche sul suolo italiano, quali le scorribande dei capitani di ventura come Niccolò Fortebraccio e Francesco Sforza, che minacciano il territorio con frequenti saccheggi.
Eugenio è in conflitto anche con Forlì, in quanto il Capitolo della Cattedrale, piuttosto che sottomettersi alla volontà papale, elegge con il consenso popolare il frate Guglielmo Bevilacqua come vescovo. Il pontefice nomina allora Antonio Ordelaffi come vicario pontificio, riconoscendogli la signoria della città e garantendosi così il controllo di Forlì.
Nell’ideologia del proprio pontificato Eugenio IV si avvicina agli umanisti e riapre il 3 marzo del 1431 lo Studium Urbis, dove vengono istituite due cattedre di greco. Papa dedito al mecenatismo, ovvero alla protezione di intellettuali e artisti, chiama a Roma il noto Filarete, per il rinnovamento delle opere pubbliche e per terminare i battenti bronzei di San Pietro nel 1445, e altri intellettuali come Beato Angelico e Jean Fouquet, esponente della pittura nordica. Il pontefice si è inoltre espresso contro lo schiavismo, in particolare scrive nella bolla Sicut dudum del 13 gennaio del 1435 contro lo sfruttamento spagnolo dei popoli delle isole Canarie: «Queste persone devono essere libere completamente e perpetuamente e devono essere lasciate andare senza estorsione o ricezione di denaro».
Eugenio IV si ammala nel gennaio del 1447 e muore il 23 febbraio del 1447 nel Palazzo Vaticano. Viene sepolto il 24 febbraio nella Chiesa di San Salvatore in Lauro.
Alla chiusura del Concilio di Ferrara-Firenze, il 6 luglio 1439, data che sancisce l’unione delle Chiese orientale e occidentale, Giacomo da Udine, familiare di Eugenio IV, sottoscrive al f. 32r un Codice di Lattanzio (Par.lat. 2968), oggi custodito presso la Biblioteca Nazionale di Francia.

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